Canone Unico Patrimoniale: commercianti pronti alla diffida
Annunciano diffide al Comune di Cassano delle Murge commercianti e imprenditori cassanesi che si sono visti recapitare maxi-bollettini per il pagamento del Canone Unico di Concessione (il CUP, la vecchia Tosap), le cui tariffe sono state decise dalla Giunta Comunale e quindi approvate dal Consiglio.
Entro il prossimo 30 settembre – inizialmente il saldo era previsto per il 16 giugno – i commercianti che hanno già ricevuto il bollettino saranno chiamati a pagare fino a 800 euro non solo per l’insegna dei negozi ma anche per le vetrine che riportano loghi, intestazioni e quant’altro, cifra che potrebbe essere anche dilazionata.
Ed è qui che la contestazione-diffida trova il primo appiglio: nella lettera che la società altamurana “Abaco s.p.a.” – concessionaria per conto del Comune di Cassano della riscossione del canone – ha inviato alle imprese “non vengono nemmeno indicati i criteri con cui è stata determinata la superficie imponibile, né la metodologia di rilevamento con conseguente riverbero negativo sul diritto di impugnazione” si legge nella diffida ovvero non solo viene richiesto di pagare l’insegna ma anche le vetrine di esposizione e vendita, laddove le stesse presentano i loghi, facendo lievitare a dismisura il CUP.
“Il documento – si legge ancora nella diffida – predisposta dall’avv.to Fabio Campese e messa gratuitamente a disposizione di tutti i commercianti e gli imprenditori cassanesi – indica “la superficie imponibile”, indica altresì la “tariffa” oltre che “importo totale” ma non indica affatto né la delibera del Consiglio Comunale di approvazione del regolamento CUP concretamente applicato, né la delibera della Giunta Comunale di approvazione delle tariffe per l’anno 2026, né tantomeno la voce tariffaria specifica (categoria, classe, zona, coefficienti moltiplicatori) su cui si fonda l’applicazione della tariffa”, per cui si chiede “ai destinatari in indirizzo a sospendere ogni ulteriore iniziativa di riscossione, accertamento, iscrizione a ruolo, pignoramento o fermo amministrativo in relazione alla pretesa di cui all’atto contestato, sino al completo formale riscontro della presente”.
A quanto pare, infatti, mentre per il 2027 i negozianti e le imprese commerciali che non vorranno pagare il CUP dovranno rimuovere o mascherare se non del tutto eliminare la propria insegna, per il 2026 è troppo tardi visto che le verifiche effettuate – a quanto pare dal personale della società altamurana presso diversi negozi cassanesi – sono ormai impossibili da annullare per il 2026 ed alle imprese e ed ai negozi non resterebbe altro che pagare, se la diffida non dovesse avere alcun risultato utile.
Interprete del malessere di molti negozianti il Consigliere Comunale Angelo Giustino che sulla sua pagina sociale ha messo in guardia coloro che puntano a far credere ai commercianti-contribuenti che l’Amministrazione Comunale poco c’entri con tutto questo e che trattasi di adempimenti obbligatori. “Certo che lo sono – spiega il Consigliere di minoranza – ma c’è modo e modo di attuarli, secondo criteri di gradualità ed equità e soprattutto mettendoci la faccia da parte degli attuali amministratori del Comune, senza nascondersi o dare la colpa ad altri se i commercianti cassanesi saranno sottoposti a questo ulteriore salasso”.
Il Sindaco Davide Del Re, dal canto suo, ricorda che il Regolamento che dispone le modalità di pagamento del CUP è della precedente amministrazione e che la sua Giunta è disponibile e discutere con i commercianti e gli imprenditori le situazioni più delicate.


Ma il regolamento non l’ha scritto Giustino&C.
E adesso non va più bene?
Il testo della diffida, tipico testo da avvocato che deve convincere il cliente di stare tranquillo, è una colossale arrampicata con gli specchi.