Natuzzi, da oggi Aldo Uva è il nuovo amministratore delegato. Pasquale Natuzzi lascia la guida operativa
Si apre da oggi, lunedì 26 ottobre 2026, una nuova stagione al vertice di Natuzzi S.p.A. Aldo Uva assume formalmente l’incarico di Chief Executive Officer del Gruppo, mentre Pasquale Natuzzi, fondatore dell’azienda, lascia la gestione operativa che teneva ad interim da oltre un anno e resta alla Presidenza del Consiglio di Amministrazione. Un passaggio di consegne che arriva in uno dei momenti più delicati per la storia del gruppo del divano e che il sindacato USB chiede di trasformare subito in un confronto sul futuro degli stabilimenti e dei lavoratori.
La nomina è stata ufficializzata dal Consiglio di Amministrazione lo scorso 22 ottobre, con decorrenza dal 26. Formalizza quanto l’azienda aveva annunciato il 14 settembre, quando Uva era entrato nel CdA dopo che l’assemblea degli azionisti dell’11 settembre aveva approvato l’allargamento del Consiglio. Il calendario iniziale indicava l’attribuzione delle deleghe entro la prima metà di ottobre; l’insediamento è slittato di qualche giorno.
Per Pasquale Natuzzi si chiude così la parentesi da amministratore delegato ad interim, iniziata a fine luglio 2025, quando il CEO Antonio Achille – in carica dal 2021 – aveva lasciato l’azienda e il Consiglio aveva temporaneamente trasferito i suoi poteri al Presidente esecutivo, in attesa di un successore.
Per Uva si tratta di un ritorno: era già stato amministratore delegato del gruppo murgiano da maggio 2008 a marzo 2009. Nel mezzo, una carriera internazionale con ruoli di vertice in Ferrero, Nestlé, Firmenich, Sara Lee, Parmalat, CSM Ingredients e Indesit; prima di rientrare a Santeramo guidava, come Executive Chairman e CEO, la società Incredo LTD. Nelle note aziendali viene presentato come un manager specializzato in riposizionamenti strategici e turnaround, con oltre trent’anni di esperienza.
Nel commentare la nomina, il presidente Natuzzi ha parlato di un passaggio importante per il presente e il futuro dell’azienda, esprimendo piena fiducia nella capacità del nuovo CEO di portare avanti l’agenda di trasformazione. Uva, dal canto suo, ha ringraziato il Consiglio e la famiglia Natuzzi, dichiarando di assumere l’incarico con «piena consapevolezza della portata e della complessità delle sfide». Già a settembre il manager aveva indicato tra le priorità efficienza, revisione della struttura dei costi e recupero della redditività, preannunciando scelte non semplici.
La lettera dell’USB: «Non solo ammortizzatori»
Proprio sul significato di quelle scelte si concentra la lettera inviata il 22 ottobre dal Coordinamento regionale Puglia dell’Unione Sindacale di Base – Lavoro Privato. Il documento è indirizzato alla Presidenza e alla Direzione di Natuzzi, all’attenzione del nuovo AD, ma anche al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Struttura per le crisi d’impresa), al Ministero del Lavoro, alla Regione Puglia – SEPAC e alla Regione Basilicata.
Richiamando la comunicazione aziendale del 14 settembre, nella quale l’ingresso di Uva veniva descritto come un passaggio significativo per l’evoluzione e lo sviluppo del gruppo, l’USB ritiene «necessario e non più rinviabile un aggiornamento complessivo sul futuro industriale e occupazionale della società». Da qui la richiesta di convocazione urgente di un incontro con la partecipazione diretta del dott. Uva, per conoscere indirizzi strategici, decisioni industriali e ricadute su organizzazione produttiva, stabilimenti italiani e livelli occupazionali.
Il nodo politico della lettera è il metodo. Secondo il sindacato, il confronto non può continuare a essere scandito soltanto dalle scadenze degli ammortizzatori sociali, dalle procedure di riorganizzazione o dagli adempimenti legati alla gestione della crisi: «È necessario conoscere e discutere preventivamente le scelte industriali, anziché essere chiamati a confrontarsi soltanto sulle conseguenze occupazionali di decisioni già assunte». L’USB chiede chiarezza su prospettive produttive degli stabilimenti, organizzazione del lavoro, uso degli ammortizzatori, investimenti previsti e reali possibilità di rilancio delle attività industriali in Italia, sottolineando le condizioni di incertezza che continuano a pesare su lavoratrici e lavoratori.
Una vertenza ancora aperta
La richiesta arriva al termine di mesi difficili. Lo scorso 19 maggio, al Ministero del Lavoro, era stato firmato con le sigle confederali di categoria un accordo sulla cassa integrazione straordinaria fino a un massimo del 62%, che interessa circa 1.755 lavoratori, accompagnato da 6 milioni di euro messi a disposizione dall’azienda per l’esodo incentivato in caso di uscite volontarie entro la fine del 2026. Gli stessi sindacati firmatari lo avevano definito un primo tassello, non la chiusura della vertenza.
A giugno, infatti, il confronto al MIMIT sul piano industriale si era chiuso senza intesa: le organizzazioni sindacali avevano giudicato inaccettabili la chiusura di alcuni stabilimenti e lo spostamento di produzioni all’estero, in particolare in Romania. Un quadro che si inserisce in un ridimensionamento di lungo corso: tra il 2021 e settembre 2024 il gruppo aveva già ridotto la propria forza lavoro di oltre 1.100 unità.
Una questione che riguarda tutta la Murgia
Natuzzi, fondata nel 1959 e quotata a New York dal 1993, ha il proprio quartier generale a Santeramo in Colle e conta oggi circa 1.700 dipendenti tra Puglia e Basilicata. Le sue sorti non riguardano solo un marchio simbolo del made in Italy, ma un intero distretto del mobile imbottito e le tante famiglie dei comuni dell’Alta Murgia, Cassano compresa, che da decenni gravitano attorno ai suoi stabilimenti.
Con l’insediamento del nuovo amministratore delegato, l’attenzione si sposta ora sulle prime mosse di Uva e sulla risposta – dell’azienda e delle istituzioni destinatarie della lettera – alla richiesta di un tavolo in cui le scelte industriali vengano discusse prima di essere prese.

